La mia Venezia
Questo pezzo l’ho scritto per il libro I Nuovi veneziani di Caterina Falomo.
Oltre al mio pezzo ce ne sono molti altri che vi possono dare una idea di come anche una città come Venezia possa essere letta e vissuta in maniera diversa e spesso al di fuori dei tristi stereotipi che la contraddistinguono.
Raccontare Venezia senza essere banali è un’ardua impresa, è una città in cui gli stereotipi sono così reali e coincidenti con la realtà quotidiana che anche la cronaca più arida rischia di essere pittoresca ed oleografica. Alla fine le cose che uno ama o conosce di questa città sono anche quelli di cui sono fatte le cartoline, gli acquerelli, le poesie, le barzellette o i racconti nostalgici di una città che svanisce.
Essere intrappolati in questa cartolina perenne è la dannazione di questa città e dei suoi abitanti.
Quando ero bambino e abitavo a Treviso, dove la mia famiglia si era trasferita da quando avevo 4 anni, vivevo Venezia come un luogo magico a cui sentivo di appartenere. I racconti di Venezia da parte di mio nonno, mercante di carbone, ultimo esempio di una Venezia mercantile che muoveva navi dai quattro punti cardinali e che colà continuava a vivere e lavorare, le visite ai parenti e quella sensazione di essere nato in un posto speciale hanno sempre condito la mia infanzia di una certa magia e mi hanno sempre fatto sentire ingenuamente, forse, speciale. Read more
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