In onore ai grafici

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 LinkedIn 0 Email -- 0 Flares ×

arte o delitto ?

Quello del grafico pubblicitario è un mestiere bizzarro, certo non è come lavorare in miniera o in una fabbrica di palloni da calcio in Thailandia però è spesso un mestiere logorante dal punto di vista mentale.
Il grafico deve spesso venire a compromessi con se stesso, il denaro, l’ignoranza, o meglio la saccenza, dei clienti e vede 90 volte su 100 il suo lavoro stuprato ripetutamente e senza pietà dal committente che spesso in assoluta buonafede ( ma alcune volte per banali traumi infantili e patologie psichiche ) forza la mano per utilizzare il grafico come mero strumento, realizzatore e veicolo dell’applicazione della sua profonda conoscenza del mondo della comunicazione. 😉

All’inizio le cose partono bene, il comunicatore fa il brief, dice un sacco di cose intelligenti al cliente, che finge di ascoltare, e poi tornato in studio, qualche volta, ci pensa pure sopra qualche minuto in più a quale è la soluzione adatta per il cliente, accede al suo personalissimo database mentale che ha costruito in anni di onesta manovalanza nel settore e se ne viene fuori con qualche idea spesso dignitosa, qualche volta banale altre volte geniale.

Nel frattempo il cliente prepara la prossima mossa e comincia a riscaldare di un grado in più l’acqua in cui farà bollire lo straccio di dignità rimasta al grafico. Come nella famosa parabola delle rane in cui “Se butto una rana in uno stagno con l’acqua bollente la rana salta fuori e si salva, ma se metto la rana nello stagno e scaldo l’acqua poco alla volta, la rana si lessa e muore!” il cliente alza la posta un poco alla volta, all’inizio il carattere, poi i colori , poi quel bellissimo spazio vuoto potrebbe ospitare un’altra foto, poi magari aggiungiamo questa foto di mio figlio che compie un anno poi, poi , poi …. Fino ad arrivare allo scempio supremo in cui il manifesto o la pagina pubblicitaria raggiungono la massa e si uniscono al quel rumore di fondo di sconcezze e banalità che fa da fondale ai nostri sguardi annoiati quando attraversiamo le città.

Però il lavoro del grafico ha anche dei picchi in cui uno riesce ad esprimere dei concetti, delle intuizioni a fare una sintesi quasi sinestetica tra mezzo e messaggio e grazie anche a clienti illuminati o più semplicemente professionali riesce a fare il suo mestiere. Allora quel 90% di occasioni sprecate e di rospi inghiottiti svaniscono e il lavoro torna ad essere una oasi di felicità.

Certo alle volte la soddisfazione dl grafico non converge con il risultato per il cliente, testi illeggibili ma molto trendy, manifesti in cui non appare un indirizzo perchè rovina la composizione, foto criptiche e altre amenità sono il prezzo da pagare quando il grafico represso si scatena e trova il cliente che si fida troppo.
Un po’ come quelle donne o uomini che abbandonati da un partner si vendicano sul povero innocente che ha la sfortuna di incontrarli subito dopo.

Insomma, come sempre nella vita è una questione di equilibri, spesso delicati, in cui le persone devono conoscere il loro ruolo, i loro limiti e anche i limiti del prossimo.

Nel caso che qui riporto è difficile capire cosa è andato storto, grafico in estasi creativa ? Cliente sotto LSD ? Non lo sapremo mai, l’unica certezza è che qualcosa ad un certo punto non ha funzionato oppure che invece sia un capolavoro che io, banalmente, non capisco.

  • roberto

    …se fossi tu il grafico di tale poster allora questo post sarebbe assolutamente geniale! :)

  • Emanuele

    :-) ne ho fatte di peggio nella mia carriera !
    Ma come dico nel post le responsabilità spesso sono quantomeno condivise e altrettanto spesso è il cliente che si suicida forzando la mano al grafico.
    In questo caso diciamo che c’è un ragionevole dubbio che qualcosina non abbia proprio funzionato.

  • http://www.elforce.altervista.org El Force

    Quante sante verità…

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 LinkedIn 0 Email -- 0 Flares ×