Quorum Zero = Più Democrazia?

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Nella indifferenza più assoluta dei media mainstream, in Italia gruppi di cittadini assolutamente trasversali si stanno prodigando per raccogliere 50.000 firme per la presentazione di unaproposta di legge di iniziativa popolare denominata Quorum Zero più Democrazia.

L’ispiratore dell’iniziativa è Paolo Michelotto attivissimo su questi temi da tempo e autore di un interessantissimo libro Democrazia dei Cittadini – disponibile anche gratuitamente online (ma che io consiglio di acquistare nella versione cartacea anche per premiare gli sforzi dell’autore). Paolo viaggia a sue spese in lungo e in largo per l’Italia incontrando gruppi di cittadini attenti e ha messo tutto il suo tempo libero a disposizione della comunità. Proprio grazie a questa sua attività di evangelizzazione ho avuto modo di incontrarlo assieme agli amici dei 40xVenezia all’Ateneo Veneto dove nel corso di una vivace serata abbiamo avuto modo di comprendere appieno l’importanza strategica di una iniziativa di questo tipo al punto di avere deciso di dare appoggio ufficiale all’iniziativa da parte dell’associazione stessa.

Vediamo in sintesi di cosa si tratta (estratto dalla sintesi ufficiale).

La proposta di legge di iniziativa popolare Quorum Zero ha l’obiettivo di modificare alcuni articoli della costituzione italiana e introdurne nuovi, per migliorare gli strumenti di Democrazia Diretta, già utilizzati in altre nazioni.

1 – Abolizione del quorum dai referendum
chi si reca alle urne decide; chi sta a casa, delega coscientemente la decisione ai suoi concittadini

2 – Regolamentazione Petizione
tre mesi dalla presentazione entro il quale il ricevente debba fornire risposta ed estendere la partecipazione ai cittadini con età maggiore di 16 anni

3 – Mandato e Revoca
permette agli elettori di allontanare e sostituire un amministratore eletto, sia a livello locale che statale

4 – Indennità dei membri del parlamento
sono gli elettori, in fase di consultazione ad indicare quanto percepiranno i parlamentari che li rappresentano, agganciando l’indennità ricevuta al reddito medio della popolazione italiana e escludendo qualsiasi altra forma di retribuzione

5 – Funzione legislativa e Iniziativa delle leggi
dare l’opportunità ai cittadini in quanto popolo sovrano di proporre leggi

6 – Iniziativa di legge popolare a voto parlamentare e a voto popolare

non sarà più possibile vanificare le leggi di iniziativa popolare a voto parlamentare, in quanto se esse non dovessero essere prese in considerazione, dopo un certo tempo passerebbero al voto popolare

7 – Referendum confermativo e obbligatorio
chiediamo che ogni legge elaborata dal parlamento se i cittadini lo desiderano, con regole precise e un adeguato numero di firme, possa essere posta a votazione di tutta la cittadinanza. Solo se i cittadini confermano, con il loro voto allora la legge entra in vigore. Particolare rilievo viene posto sui seguenti punti: modifiche alla costituzione, leggi elettorali, rimborsi elettorali, trattati internazionali che trasferiscono diritti di sovranità ad altre organizzazioni, decreti legge entro un anno dalla loro approvazione

8 – Promulgazioni leggi e risultati referendum
si propone di impedire che una legge abrogata con referendum confermativo possa essere ripresentata prima di 5 anni

9 – Referendum propositivo
tramite la raccolta di circa un milione di firme si permette di votare solo tramite referendum una proposta del comitato promotore. In caso di vittoria il legislatore non può cambiare la norma per i primi 10 anni, mentre un referendum a voto popolare può cambiarla in qualsiasi momento

10 – Firme elettroniche e cittadini autenticatori
oltre alle figure previste oggi per legge

11 – Materie di competenza
ai cittadini viene data la competenza su tutte le materie sulle quali sono competenti anche i loro rappresentanti

12 – Libretto informativo
da far pubblicare e inviare a ogni elettore per assicurare una corretta informazione

13 – Enti locali e democrazia diretta
estensione dei referendum confermativi, abrogativi, propositivi senza quorum su tutti i temi di competenza degli amministratori e del diritto di revoca degli eletti

14 – Spazi pubblici gratuiti per la discussione delle iniziative e referendum

15 – Possibilità di modifica dello strumento di democrazia diretta anche dopo il deposito

delle firme
il comitato promotore può scegliere uno strumento che richieda un numero inferiore di firme, indicandolo preventivamente

16 – Revisione costituzione
partecipazione per mezzo del voto popolare alla modifica della costituzione italiana

Premetto che io sono un convinto ed entusiasta sostenitore dell’iniziativa e che la ritengo un vero e proprio cuneo che potrebbe consentire alla società civile italiana di spezzare il sistema partitico che sta strangolando il paese e che si difende arroccandosi su privilegi e sofismi. Questo però non mi impedisce di vedere e capire che una proposta così rivoluzionaria possa creare delle perplessità in un popolo come il nostro abituato tutto sommato ad adattarsi e a passare a nuttata.

Discutendone con diverse persone durante la raccolta firme sono emerse alcune criticità sulle quali secondo me conviene fare un breve ragionamento. Le critiche e perplessità che vengono sollevate riguardano soprattutto gli eventuali costi di un sistema di fatto referendario e consultivo e la paura che minoranze motivate possano prendere il sopravvento o costringano la comunità a tour de force referendari sulle questioni più disparate.

La questione dei costi secondo me è abbastanza dirimente e si può affrontare in due modi col buon senso e con i dati; il buon senso ci può aiutare facendo semplicemente il conto di tutte quelle decisioni assurde, dannose, nocive che i nostri “delegati” prendono a livello locale o nazionale per blandire le loro clientele o bacini elettorali. Se queste decisioni fossero al vaglio dei cittadini ovviamente sarebbe moto più difficile costruire cattedrali nel deserto, acquistare armamenti in momenti di crisi e recessione, pagare le multe delle quote latte usando i soldi di tutti. I politici ovviamente potrebbero ancora provarci ma con la spada di Damocle che il loro operato sarebbe passibile di censura e veto da parte della società civile e che il loro mandato, se si esponessero a queste operazioni, sarebbe a rischio di revoca ( punto 3 della sintesi ). I risparmi potenziali sarebbero largamente sufficienti per coprire i costi di un sistema più partecipativo e democratico soprattutto grazie all’informatizzazione del sistema di voto ( punto 10 della sintesi ) e al controllo dei costi della macchina di delega ( punto 4 della sintesi ). In questo ragionamento però pesano anche i dati e allora vediamo come l’economista Gebhard Kirchgässner di S. Gallo e il prof. dell’ Univ. Marburg, Larsfeld, hanno elaborato una analisi statistica sull’influenza della democrazia diretta sulla crescita economica in Svizzera. I risultati furono molto chiari:

  1. Nei cantoni con gli strumenti di democrazia diretta più sviluppati, il PIL procapite è del 15% più alto della media;
  2. Nei cantoni dove i cittadini votano il bilancio comunale, c’è il 30% in meno di evasione fiscale della media;
  3. Nelle comunità dove il bilancio deve essere approvato dai cittadini tramite referendum, la spesa pubblica è più bassa del 10% pro-capite rispetto alle comunità dove non c’è questo diritto;
  4. Nelle comunità dove c’è il referendum finanziario c’è il 25% in meno di debito pubblico rispetto a dove questo strumento non c’è;
  5. I servizi pubblici costano meno nelle città con la democrazia diretta più avanzata: la raccolta dei rifiuti è del 20% più economica.

Proviamo ad immagine questi dati su una scala nazionale … secondo voi,  a fronte di questi potenziali benefici, si giustificano i costi di consultazione e del necessario ammodernamento del paese?

Veniamo al problema del paventato sopravvento delle minoranze e la comprensibile preoccupazione che piccoli gruppi molto motivati possano di fatto tenere in ostaggio l’elettorato costringendolo a votare sulle questioni più assurde. Secondo me in questo caso è vitale che il numero di firme da raccogliere per presentare la proposta sia congruo con l’effetto che ci si propone anche se in effetti non è detto che proposte di singoli possano essere interessanti per la comunità.

A questo scopo è fondamentale che la partecipazione cittadina non si fermi all’atto del voto ma che venga promossa con town-meeting  in sedi adeguate ( punto 14 della sintesi ) per creare momenti in cui le proposte vengano preventivamente discusse e ci sia spazio per la creazione del consenso necessario alla presentazione di proposte ed iniziative. Oltretutto è statisticamente provato che con un sistema a Quorum zero la partecipazione aumenta perchè non è più sufficiente snobbare il quesito avendo due risultati a favore del no ( il no e l’astensione per non far raggiungere il Quorum ) ma si deve andare a votare anche se non si è d’accordo pena la vittoria della tesi che non vogliamo vinca. L’aumento della partecipazione ha un effetto dirompente ( ed anche pericoloso per il sistema delle lobby e dei partiti ) e cioè che molti più cittadini cominciano ad informarsi e partecipare e si responsabilizzano rispetto alla cosa pubblica innescando un ruolo attivo e virtuoso di controllo e e di partecipazione dell’elettore nei confronti degli eletti e degli altri cittadini attivi. Un cittadino attivo ed informato costringe il delegato ad una gestione della Res Publica completamente diversa non trovate ?

In ultima analisi io ritengo che questa proposta potrebbe essere quella rivoluzione politica culturale che l’Italia sta aspettando e che negli anni è stata rimandata dall’improvvido arrivo del messia di turno o del movimento di protesta che intercetta il malumore del momento. Qui non si tratta di dare una risposta ai problemi del paese ma di sancire il metodo con cui dare le risposte adesso e nel futuro e a mio modo di vedere questo è l’approccio più serio e maturo, una vera rivoluzione ma senza forconi o arruffapopoli.

Articolo postato originariamente su LuminosiGiorni.it

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